Il capello
testo e illustrazioni ©Cecilia Latella 2005
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La principessa Assaline, del regno di
Kromachuk, nel Medaspondo centrale, sin da piccola era stata una gran
ribelle. A colazione non si accontentava delle fette biscottate con la
marmellata di girasole come tutti gli altri, ma voleva la cioccolata al
lampone disciolta nel succo di ribes; e non le piaceva andare sul pony come
dovrebbe fare una signorina, tenendo tutte e due le gambe da un lato: lei
voleva cavalcare come i ragazzi, a cavalcioni. Stanco dei suoi continui
capricci, il buon re Hassab, a malincuore, ordinò che venisse rinchiusa in
una torre merlata, dove avrebbe vissuto da sola con dodici dame di compagnia
ad accudirla. Sperava così che presto si sarebbe arresa e avrebbe rinunciato
alle sue stravaganze. La regina Dolyanda si separò dalla figlia tra le
lacrime, promettendole che sarebbe andata a trovarla ogni pomeriggio dalle
cinque alle sei e mezzo.
L’ordine del re non mancò di ottenere qualche risultato. La principessa
Assaline era capricciosa solo in compagnia, e tiranneggiava senza pietà le
sue dame di compagnia, ma davanti al re e alla regina si comportava come il
modello di ogni perfezione. Costringeva le povere dame a mettere in ordine
la sua collezione di perline ogni settimana e a dare da mangiare ai pesci
rossi. Il re e la regina, invece, che andavano a trovarla tutti i giorni,
erano commossi dalla sua compitezza ed educazione. La regina Dolyanda
supplicò il re di richiamare la figlia a corte.
Il re Hassab si recò alla torre merlata e disse alla principessa Assaline:
«Tua madre è molto in pena per te. Riteniamo che il periodo della tua
punizione sia bastato. Puoi lasciare la torre e tornare al castello».
La principessa Assaline rispose:
«Grazie, padre. Credo che per le mie negligenze questo breve tempo di
reclusione non sia stato affatto sufficiente. Desidero rimanere ancora nella
torre, per correggere il mio cattivo carattere».
Il re Hassab tornò dalla regina Dolyanda e le riferì la risposta della
figlia.
«Siamo i genitori di un angelo», disse la regina, ed entrambi piansero,
commossi dalla bontà di Assaline.
La principessa iniziava ad apprezzare la solitudine e, mentre nella torre
era la padrona assoluta, a corte non lo sarebbe stata più e avrebbe dovuto
rivedere le facce di tutti i brutti cortigiani di suo padre.
Dopo un anno il re Hassab, sollecitato dalla moglie, tornò a dire ad
Assaline:
«Tu non sei più in punizione. La regina, sebbene ti veda ogni giorno, è in
pensiero per te. Torna a corte».
«No, caro padre. Non sono meritevole di tanto affetto. Devo ancora
raddrizzare la mia cattiveria. Resterò nella torre».
Il re tornò borbottando al castello.
Per la terza volta il re Hassab disse alla figlia:
«Non vogliamo che tu rimanga ancora qui. Questa tua ostinazione farà morire
tua madre».
«È proprio da questa ostinazione che devo liberarmi. Resterò nella torre.»
«E così sia!», sbottò il re, ormai irritato.
In questo modo Assaline restò nella torre, con sua grande soddisfazione.
L’anno seguente il re Hassab tornò a parlarle.
«Figlia ostinata, ben ti meriti la tua segregazione, se tanto l’hai cercata.
Ma hai ormai quindici anni ed è giunto il momento che tu vada in sposa. Chi
vuoi per marito? Ci sono giunte richieste della tua mano da parte di tutti i
principi del Medaspondo e della Madaspanda, e anche dalla Siria, perché
ormai si parla della tua bellezza ben oltre i confini di Kromachuk».
«Colui che mi sposerà dovrà essere chi mi ama più di tutti.»
«Naturalmente.»
«E che mi considera più preziosa di quant’altro esista al mondo.»
«Certo.»
«E che si prenda cura di me come e meglio di quanto abbiate fatto voi,
padre.»
«Ebbene?»
«Ebbene, padre, desidero che indiciate un bando per la mia mano: il mio
sposo sarà colui che saprà riconoscere, dopo tre giorni, un capello della
mia testa, che io gli indicherò. Solo chi tiene in conto ogni mio capello
significa che mi ama abbastanza.»
«Sia fatto come tu vuoi», disse il re Hassab. Scuotendo il capo.
Il giorno dopo il bando già circolava in tutto il paese e i pretendenti alla
mano di Assaline affollavano il cortile del palazzo reale di Kromachuk, per
essere registrati nelle liste con cui si sarebbe proceduto alla ricerca del
capello della principessa.
I pretendenti discutevano animatamente tra loro e ognuno sosteneva che
sarebbe stato quello che avrebbe riconosciuto il capello.
«Riconoscerei un capello della principessa anche in un granaio», diceva il
principe di Smardab.
«La amo tanto che riconoscerei il suo capello anche a occhi chiusi»,
affermava il principe di Borandivo.
Il principe Tessalione stava zitto.
Dopo cinque giorni di registrazione alle liste, fu aperta la gara al capello
della principessa.
Il principe di Smardab fu il primo ad affrontare la prova. Salì i gradini
che portavano alla sala di rappresentanza della torre merlata con grande
baldanza, sicuro, così come era stato il primo ad entrare lì, che sarebbe
stato il primo a superare l’impresa.
La principessa Assaline si presentò seduta sul trono, circondata dalle
dodici damigelle di compagnia, bellissima e vestita con grande sfarzo.
«Principe di Smardab», disse la
principessa, «mi hanno riferito che avete detto che riconoscereste il mio
capello anche in un granaio».
«Così sarà, vostra altezza.»
«Ebbene, avvicinatevi. Ecco il mio capello», e la principessa scelse il
capello da una ciocca davanti, vicino alla fronte, «guardatelo bene. Tornate
fra tre giorni, e se saprete riconoscerlo, io sarò la vostra sposa».
«Così sarà, vostra altezza. Arrivederci fra tre giorni», e il principe di
Smardab, guardato di sfuggita il
capello, si girò, si inchinò profondamente facendo frusciare il suo cappello
di piume, e uscì.
La principessa ordinò alle sue damigelle di servirle il tè.
Dopo tre giorni il principe di Smardab
ritornò alla torre. Scappellò profondamente e si accinse a ritrovare il
capello. Cercò nella treccia a destra.
«Non state cercando neanche dalla parte giusta», lo avvertì la principessa.
Il principe si mise a cercare sulla nuca.
«Insomma, non vi ricordate quale era il mio capello?»
Il principe di Smardab fece segno di no
con la testa. Era molto deluso.
«Uscite subito! Se non sapete ritrovare il mio capello, non siete degno di
essere mio marito. Andatevene!»
Il principe di Smardab si inchinò e
uscì. Dopo due ore aveva lasciato Kromachuk ed era tornato nei suoi
possedimenti al di là del deserto. Molti secoli dopo ci fu una guerra tra
Kromachuk e Smardab, e la si ritiene
causata dalla faccenda del capello.
Il giorno dopo fu fatto passare il principe di Smardab.
«Ho sentito dire che riconoscereste il mio capello anche ad occhi chiusi,
principe di Borandivo», disse Assaline.
«L’amore che provo per voi me lo farebbe riconoscere anche tra le acque del
Fiume Gelato di Borandivo, altezza»,
rispose il principe.
«Fatevi avanti. Questo è il mio capello, prestate attenzione. Tornate fra
tre giorni, e se saprete riconoscerlo, io sarò la vostra sposa», e la
principessa gli mostrò un capello scelto dal retro della testa.
Il principe di Borandivo era molto
timoroso di non riuscire a superare la prova e passò i tre giorni ad
esercitarsi in un negozio di parrucche.
Venuto il momento, Borandivo tornò alla
torre. La principessa Assaline era seduta sul trono, in mezzo alle sue
damigelle, bellissima e con un abito ancora più sfarzoso.
«Non abbiate paura, principe di Borandivo.
Venite a cercare il capello.»
Il principe frugò tutta la parte di dietro della testa della principessa, ma
invano. C’erano almeno cinquanta capelli che potevano essere quello
selezionato da lei. Il principe calò le braccia, arreso.
«Allora? Qual è il mio capello?»
«No-non lo so», balbettò il principe di Borandivo.
«Forse questo?»
«Non credo proprio», replicò Assaline.
Il principe di Borandivo alzò i
tacchi e fece dietro front. Dopo aver pagato il conto al negozio di
parrucche, lasciò Kromachuk e raggiunse le gelide pianure del suo paese.
Qualche anno dopo sposò una principessa del reame vicino e protesse sempre,
per tutta la sua vita, le corporazioni dei parrucchieri.
Il terzo pretendente ad essere ammesso alla prova fu il principe Tessalione.
La principessa, bellissima, circondata dalle sue ancelle, come lo vide si
sentì tremare il cuore.
«Mi hanno detto che voi non avete parlato, quando eravate in fila per la
registrazione. È forse perché non mi amate abbastanza?»
«Tutt’altro, vostra altezza», disse il principe Tessalione abbassando la
testa.
La principessa Assaline scelse il capello dalla treccia a sinistra.
«Tornate fra tre giorni, e se saprete riconoscere il capello, sarò la vostra
sposa.»
Tessalione guardò a lungo il capello, poi si inchinò e uscì.
La principessa, temendo se stessa, appena Tessalione fu uscito si prese il
capello e lo strappò. Le damigelle sobbalzarono; erano molto stupite.
Assaline si alzò sulle punte e gettò il capello dalla finestra della torre.
Il capello planò sul cespuglio sottostante e un uccellino lo raccolse per
costruirsi il nido.
Dopo tre giorni Tessalione tornò alla torre. La principessa era vestita da
regina e aveva la corona in testa.
«Avvicinatevi, principe Tessalione, e ritrovate il mio capello.»
Al principe bastò lanciare un’occhiata alla treccia della principessa per
esclamare:
«Qui non c’è! Non c’è più!»
«Ah no? E dov’è?», chiese la principessa trattenendo a stento l’emozione.
Il principe si gettò di corsa giù per le scale e in un batter d’occhio fu
presso il cespuglio.
«Era qui… ma ora non c’è più!»
La principessa seguiva le mosse del principe dalla finestra. Vide Tessalione
arrampicarsi sull’albero di fronte e sperò che non si facesse male ai piedi.
«Eccolo!», esclamò Tessalione trionfante. L’aveva ritrovato nel nido
dell’uccellino e lo teneva stretto in pugno. Le damigelle applaudirono e
Assaline fece cadere il fazzoletto dalla finestra.
«Riportatemelo, caro principe Tessalione», mormorò.
Tessalione non se lo fece ripetere due volte. Balzò giù dall’albero,
raccolse il fazzoletto e risalì di volata nel salone della principessa.
«Potete lasciarci soli», disse la principessa Assaline rivolta alle ancelle.
Dopo una settimana si celebrarono le nozze, grandi, fastose, come Kromachuk
non ne aveva mai viste. La regina Dolyanda pianse lacrime di gioia a fiumi e
il re Hassab benedisse la figlia. Assaline e Tessalione si sposarono e lui
la amò abbastanza, perché da quel momento vissero felici e contenti.
~Fine~
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